Storia

27 aprile 2009 - Pubblicato in STORIA

Boville Ernica è posta a cavaliere fra la valle del Sacco e quella del Liri. Dal colle ove sorge il centro storico si osserva un vasto panorama dellíintera zona centra le della provincia di Frosinone.
 
Il nome attuale è stato assunto nel 1907, mutando il medioevale Bauco, nome con il quale continua ad essere chiamata da gli abitanti del paese e da molti anziani. Si è adottato il nome di Boville Ernica volendo riprendere la denominazione di uníantica città che sarebbe sorta nellíambito del territorio comunale, Bovillae, e, per distinguerla da uníaltra omonima, già esistente nellíarea dei Colli Albani, si è aggettivata Ernica poichÈ sorge alle estreme propaggini del territorio abitato nel passato dagli ernici.
 
Bovillae deriverebbe il suo nome dal culto per il dio Bove.
 
Resti archeologici sono stati rinvenuti in piĆ¹ occasioni: un muro poligonale di terrazzamento, nella cui area è stata trovata una stipe votiva e diversi ex-voto (III secolo a. C. circa), un altro lungo muro e alcuni tratti che fanno pensare alla spianata di una villa romana.

 
Fino al 1907 si chiamava Bauco
 
Abitanti: Bovillensi
 
Festa patronale: San Pietro Ispano
 
Frazioni e località: Area Castello, Casavitola, Colle Piscioso, Panicelli, San Lucio, Santa Liberata, Scrima
 
Comuni limitrofi: Monte San Giovanni Campano, Ripi, Strangolagalli, Torrice, Veroli.
 
Distanza da Frosinone Km. 17
 
Autostrada: A1 Frosinone
 
Alla luce di quanto sino ad ora scoperto, si può ritenere che il territorio dellíattuale Boville sia stato popolato dai volsci e dai romani; di questi ultimi si trovano tracce piu consistenti lungo le strade che da Veroli conducevano a Casamari e Sora. Il ritrovamento nel 1941 di un sarcofago cristiano in contrada Sacco, contenente resti umani, ha fatto pensare ad una precoce presenza del Cristianesimo nel luogo. Il sarcofago, attribuibile allíera costantiniana, proviene, forse, da un picco lo cimitero o da una cappella cristiana a fianco di una villa rurale.
 
Gli storici locali sostengono che gli anti chi insediamenti furono devastati dalle incursioni barbariche e che gli abitanti, dopo il tentativo di costruire un nuovo abitato a valle del Colle del Fico, in località Sasso, si sarebbero orientati a popolare líattuale collina ove sorge il centro storico di Boville.
 
Il sito fu fortificato con uníimponente cinta muraria, e, grazie alla sua posizione, dette vita ad un abitato duraturo nel tempo.
 
Intorno al Mille, la stabilizzazione dellíinsediamento è confermata dalla presenza di una consistente organizzazione religiosa: le Abbazie di Montecassino e di Subiaco possedevano sei chiese (cinque la prima, una la seconda). A partire dal Duecento anche i cistercensi della vicina Casamari ebbero una loro chiesa e, forse, un convento dentro la cinta urbana. Dal vescovo di Veroli dipendevano cinque parrocchie e un lebbrosario, la cui chiesa fu dedicata a San Leonardo.
 
Malgrado la imponente fortificazione, il Castello di Boville è stato saccheggiato, incendiato e conquistato piĆ¹ volte: nel 1155 da Guglielmo il Malo, nel 1170 dallíesercito del Barbarossa, nel 1186 da Enrico VI e poi, nel 1194, dalle truppe guidate da Eugenio di Rochemburg. Il motivo di tante battaglie si può attribuire alle lotte del papato con il regno meridionale e con líimpero e alla particolare posizione del paese: un castrum sorto verso i confini, lungo la strada che collegava le terre papali con quelle del regno di Sicilia. Nel 1204 i bovillensi riuscirono a sventare un assalto delle truppe imperiali e sorane guidate da Konrad von Marley. Col favore della notte gli assalitori penetrati entro le prime difese, si accingevano a superare la seconda cinta interna, quando vennero scoperti e respinti.
 
Dallíepisodio gli storici fanno discendere un singolare privilegio concesso al castello: la possibilità di avere un governo autonomo dal potere centrale. Papa Innocenzo III decretò che Bauco fosse governato dai rappresentanti delle principali dodici famiglie. A rotazione, ogni nove mesi, una famiglia delegava un vicario che amministrava la giustizia civile e penale, oltre a governare la comunità. A questa forma di governo, che è stata definita repubblicana, viene fatta risalire una notevole fioritura economica e sociale, nonchÈ edilizia della cittadina. La concessione papale va collocata entro una piĆ¹ generale riorganizzazione dello stato pontificio operata dal papa anagnino Innocenzo III, il quale stabilizzò una forma di governo tradizionale del regime feudale, quella dei consortes, una sorta di potere locale affidato a milites associati. Tuttavia Boville ebbe propri signori feudali; anche se, nei primi tempi della fondazione, il miles di turno dipendeva dal vescovo di Veroli, dovendogli FÏdelitatem et servitium. Nel Trecento ebbero parte preponderante i Crescenzi, i Caracciolo e poi Luca Spinelli.
 
Anche i Colonna ne ebbero temporaneamente la signoria nel corso del Quattrocento.
 
Una certa autonomia di governo deve essere sopravvissuta, fino al Cinquecento, quando anche nello stato dei papi cominciano le prime forme di centralizzazione statale. Intorno al 1583, Gregorio XIII pose definitivamente sotto controllo líamministrazione locale e i governatori vennero nominati da Roma.
 
Intanto erano accaduti molti importanti avvenimenti nella storia bovillese, due di questi particorarmente negativi: un terremoto nel 1350 e líattacco nel 1527 e nel 1556 delle milizie spagnole e dei Colonna. Nel XVI secolo però avvennero notevoli processi di trasformazione sociale e di riassetto urbanistico.
 
Líavvio di tali trasformazioni viene comunemente fatto risalire alla presenza del cardinale Ennio Filonardi, originario di Boville, che fece una rapida carriera nel mondo ecclesiastico romano del primo Cinquecento. I Filonardi costruirono un grande palazzo di famiglia nel luogo ove sorgeva il castello medioevale; poi, in asse con la facciata del castello, tracciarono una breve strada rettilinea, che divenne la principale via del piccolo borgo collinare e, infine, iniziarono il rinnovamento degli edifici delle chiese urbane e rurali. Operò allo stesso modo il vescovo Simoncelli. A lui si deve il palazzo omonimo e la ristrutturazione della Chiesa di San Pietro Ispano, con la costruzione della cappella gentilizia della sua famiglia.
 
Nel corso del Settecento si verificò una vivace espansione demografica con un incremento del disboscamento per reperire nuove terre coltivabili. Fu anche líinizio di nuove attività come la coltivazione del líolivo e la produzione dellíolio che divenne presto un prodotto tipico della zona, líintroduzione dellíallevamento del baco da seta e della lavorazione del filo serico. Fra il secolo XVIII e i primi dellíOttocento si aprÏ una ìfabbrica di cocciî, probabilmente uníofficina per la produzione di stoviglie.
 
In occasione degli avvenimenti romani e napoletani connessi alla presenza dei francesi rivoluzionari e napoleonici, la popolazione si sollevò dando origine a gravi fatti di sangue.
 
Superato il periodo napoleonico, Boville fu coinvolta dal fenomeno del brigantaggio e sentÏ poco il processo di unificazione nazionale. Dopo il crollo dello stato napoletano, i domini del papa furono rifugio degli sbandati borbonici. Proprio a Boville ci fu uno scontro tra delle truppe sabaude che avevano sconfinato e un piccolo gruppo di borbonici sbandati. I soldati piemontesi attaccarono i borbonici a Casamari; questi ultimi ripiegarono su Bauco e si trincerarono nella cittadina. Líesercito sabaudo allora assaltò il paese, ma venne respinto con perdite. In seguito si ricorderà líepisodio con líelevazione di un monumento agli sfortunati soldati.
 
Il primo Ottocento vide il declino della lavorazione della seta e delle piante tessili in generale ed un notevole aumento demografico che rese la produzione agricola non piĆ¹ sufficiente a soddisfare i bisogni della comunità.
 
Il secondo Ottocento, al contrario, è ricordato per la massiccia espansione della coltivazione della vite, per la grande produzione di vino e per il tentativo di estrarre il bitume da scisti del sottosuolo. Tuttavia, nonostante la rinnovata vitalità economica, non fu possibile evitare un massiccio fenomeno di emigrazione di abitanti. Già i bovillesi erano abituati (dal Settecento) allíemigrazione stagionale verso la campagna romana e molte famiglie avevano partecipato ai dissodamenti di nuove terre, nel corso del secolo XVIII, in varie parti del Lazio meridionale. Con líunità díItalia, líemigrazione si diresse prima verso Roma poi verso tutti i paesi che potevano offrire lavoro.
 
Boville fu uno dei luoghi ove i lavoratori presero presto coscienza della loro condizione e della necessità di uníorganizzazione politico-sindacale che contribuisse a migliorare le loro condizioni di vita. Qui sorsero le prime leghe dei contadini: nel 1920 i socialisti si insediarono in comune e nel secondo dopoguerra le organizzazioni leghiste ebbero un notevole ruolo nelle lotte contadine.

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